L’effimero e l’eterno nella pittura di Krist Dimo.
Quello che sempre mi sorprende nei dipinti di Krist Dimo è la sua lunga ricerca stilistica per trasmettere ai cultori dell’arte l’essenziale con strumenti semplici, talvolta accattivanti. Dire le cose con semplicità è la sintesi stessa dei suoi quadri. Una semplicità che ti arriva direttamente, che trasmette solo grazie ad una linea sintetica, ad una silhouette virtuosa, ad un colore aggressivo e pieno di contrasti, l’idea giusta. Davanti ai quadri di Krist Dimo, a prima vista mi sembra di essere come davanti ad alcuni disegni ingenui fatti dai bambini o di fronte a quei dipinti rupestri delle grotte preistoriche, ma quando li osservo attentamente, noto chiaramente che sono meditati a lungo da un artista molto preparato. Esse mi spingono a meditare sul bisogno umano di esprimermi. La loro ingenuità apparente, mente. Lì, dove io penso che tutto sia una soluzione semplice, pensata con leggerezza, linee buttate giù come un uomo assonnato, come scarabocchiate giusto per passare il tempo, in verità si nasconde sempre un messaggio filosofico, un profondo stato emotivo, un dialogo con sé stessi. Questo si trasmette con gli strumenti specifici che la pittura possiede. Linee, colori, figure. Proprio come i grandi artisti del secolo scorso, Picasso, Miro, Braque, Kokoshka, Basquiat, ma soprattutto Bekon, i quali per dipingere come bambini fecero il giro 360 gradi della conoscenza della natura, – siamo nella semplicità sintetica e filosofica del messaggio-, così anche Krist Dimo, ha percorso e percorre i sentieri dell’arte facendo delle ricerche sulle loro orme. Le sue orme sono quanto originali altrettanto relative e molto interpretabili. Quanto in apparenza ′′ ingenue′′ altrettanto complesse, “pericolose”, o ′′ difficili ′′ talvolta, da catturare un significato.
I lavori di Dimo necessitano di una preparazione intellettuale, di un rimodellamento del gusto artistico. Hanno bisogno come lui stesso dice, di emancipazione. Un’emancipazione nel modo di espressione, che lui ha raggiunto dopo una lunga e profonda osservazione. In lui il brutto diventa esteticamente bello, il naif diventa meditazione profonda, la semplicità apparente si trasforma in sintesi. Le sue linee curiose e irrequiete si trasforma quasi in ansia esistenziale. Quindi abbiamo a che fare con un artista maturo e formato che non solo ha deciso di occuparsi dell’uomo, – tematica completamente essenziale -, ma anche esprimendo esso con virtuosismo ed un linguaggio comprensibile ed afferrabile da tutti. Un linguaggio quanto astratto e decaduto altrettanto convincente e intrigante.
Semplicità, ironia e originalità sono solo tre delle sue principali qualità che caratterizzano il suo lavoro. Lui vuole parlarci profondamente sull’uomo e raggiunge il suo obiettivo. Riesce a evidenziare la parte più oscura dell’essere umano, che è solo una ramificazione nell’albero tematico dell’artista Dimo. L ‘ albero dove l’essenziale, il tronco quindi, è la sua ricerca filosofica sull’esistenza. Non senza un perché, Dimo ha ′′disprezzato′′ il paesaggio e altre forme del genere. Affrontando solo la figura umana lui vuole soffermarsi nel dialogo-monologo, che lui fa sul fenomeno vita. Cosa che fa indagando l’uomo contemporaneo. Come quasi tutti gli altri pittori, lui fa questa ricerca in modo inconscio. Lo fa con i mezzi a disposizione, ma riesce a denunciare quella distruzione ‘morale’ non solo dei valori tradizionali, ma anche dei valori della stessa civiltà odierna. Con i suoi quadri Dimo riesce a parlare sia agli intellettuali che ai semplici amanti dell’arte che possiedono una modesta formazione culturale. Ma soprattutto si evidenzia nel suo lavoro l’essenziale, il provvisorio, la negazione della tradizione, stile anche della propria vita. Immerso nel profondo della psiche umana, Krist Dimo ci parla del temporaneo, dell’effimero e dell’eterno.
L ‘ arte della pittura è un’arte che comunica in modo visivo, diretto e senza parole. Ed è proprio questa multi-interpretazione dei suoi quadri, questa versatilità di punti di vista il motivo che aumenta il valore di Dimo. Li rende universali. L’irregolarità delle forme, l’anticonformismo delle linee nella serie dei ritratti di Dimo, dimostra chiaramente lo spirito odierno, lo spirito contemporaneo. Dimostra la varietà dei profili psicologici, ma anche il fallimento umano. Sembra che, l’uomo di Dimo, ruoti in un circuito chiuso, oscuro, dove molte domande restano senza risposta, molte ricerche non portano da nessuna parte, e molte esplorazioni falliscono. Ma il fallimento dell’uomo nella pittura di Dimo è anche l’insuccesso dell’uomo stesso, mentre cerca di trovare la sua verità.
I suoi temi esistenti sono dati grazie al virtuosismo delle linee. Linee ricche, piene di virtuosità, linee ribelli che non rispettano né l’anatomia della natura né le leggi fisiche, però, sono linee che hanno un significato spirituale. Le deformazioni di Dimo sono il primo atto di ribellione dell’artista, che segue l’umore interiore, segue il polso delle sue emozioni. Interpreta dunque l’uomo, dopo averlo osservato profondamente e attentamente.
La vuota solitudine delle sue figure ci parla di una metamorfosi spirituale. Una metamorfosi della propria esistenza. Viviamo in una società dove una varietà di culture, la mescolanza dei popoli, sta creando il nuovo ibrido umano. Dimo non è indifferente a questo fenomeno. Lui si concentra sulla coscienza dell’uomo, sul suo mondo interiore e attraverso monologo, dialogo, viaggia a lungo nell’immaginazione umana. Dimo non dà soluzioni. Non è un filosofo con pacchetti filosofici pronti pretendendo di conoscere la verità. Lui solo stuzzica la riflessione con le sue linee provocatorie. Nelle linee aggressive delle sue figure, negli sfondi piatti e oscuri, nella loro espressività spesso sfuggente risiede la linfa vitale della sua stessa arte. Più che alla logica razionale, i suoi quadri si dirigono all’incoscienza e al subconscio. Ci racconta con ironia e umorismo, quasi con sarcasmo, lo stato dell’uomo contemporaneo, il quale è non solo grande e divino, ma anche piccolo e insignificante. Determinato, quasi nascosto in un mondo che lo ha divorato, l’uomo di oggi viene rappresentato distorto, smascherato. In un mondo industrializzato, un mondo da Kafka, dove nessuno può comprendere la sua COLPA.
Lo sbeffeggiare che fa del banale, nella tela ‘L’incontro’ dove le forme delle figure ci fanno sorridere, la potenza esistenziale nel quadro: ‘L’uomo accusa l’uomo ‘, la profonda ironia dell” Uomo in frantumi in evoluzione ‘ o quella del “Attaccanti in difesa ‘, mostrano non solo il significato ironico, ma anche il suo spirito innovativo nell’arte. Molto interessante, a mio avviso è il quadro: ′′ Uomo e la sua ombra” dove Dimo si ferma a lungo e riflette sul misterioso mondo interiore dell’essere umano. Sembra che l’artista vorrebbe riflettere sulla propria identità e sul riflesso che la memoria stessa lascia su di lui.
Questo dialogo tra i sessi, questa intensa conversazione sulla strada della vita, sottolinea chiaramente anche le contraddizioni umane. E Krist Dimo, parlandoci con le sue linee, con i suoi sfondi vuoti, ci lascia nella pelle il sapore del teatro, dove i suoi personaggi, – spesso come i burattini dei cartoni animati – sono come quelle fotografie irregolari, smorzate dal fuoco o dal tempo.
Dimo è un acuto ricercatore della psiche umana, della solitudine, e dell’abbandono. Il vuoto delle sue figure ci parla di un mondo di miliardi, dove l’uomo ha perso la forza dominante, come ci è stato dato dall’arte greca, romana o dal rinascimento italiano. In lui manca il Grande uomo, che dominava con le regole tradizionali. Qui ci arriva l’uomo del nostro secolo. L ‘ uomo piccolo, con i suoi misteri, l’uomo complesso, l’uomo che ha perso il filo e non sa più orientarsi, perciò perde quindi sua struttura. L ‘ uomo schiavo della tecnologia, della modernizzazione, del consumo. Quasi schiavo di una grande libertà, ma anche di un grande vuoto. Un vuoto intellettuale che Dimo ha captato con i suoi sensi da artista. Il vuoto delle figure di Dimo, non varcano mai il quadrato della tela, e ci presentano la rabbrividente vacuità della vita odierna. Il suo uomo è privato di ideali, credenze, sogni. Una creatura quasi persa nell’oceano dell’ignoto. Conosci e indaga te stesso, sembra che dicano le sue figure.
Dimo, è potente, diretto. Lui è riuscito ad avere uno stile completamente originale, il suo stile. Uno stile che allude, provoca, approfondisce, medita, sogna. Uno stile pieno di pulsioni di vita, dove Dimo filosofo con colori e linee ci parla con la sua poesia. Una poesia minimalista quasi indecifrabile ma sempre presente.
Eppure, la produzione artistica di Krist Dimo ha bisogno di un approfondimento critico e di un’interpretazione più degna, ma questa piccolo saggio è semplicemente un’osservazione generale delle sue tematiche, dello stile molto insolito di questo artista con personalità e rilievo. Un artista che è riuscito ad esprimersi in modo così autentico, dopo una lunga strada di conoscenza, di ricerca e di riflessione.
A.S.


