Sulla base della nostra storiografia, sin dai Pelasgi, risultiamo essere un popolo molto antico, con una storia ultrasecolare nella quale l’epopea più brillante è quella di Gjergj Kastriot Skenderbeu, unica e irripetibile…
Se andiamo ad analizzare quanto accertato nella sua opera dal famoso filologo romano Giuseppe Catapano “Tati Thoti parlava albanese”, che ha sostanzialmente studiato l’origine della razza illirica, l’autore afferma che “l’illirico è molto più antico di quanto non si creda, e la cultura portata in Egitto dal “Popolo della Libertà” ha almeno 1200 anni.
Al riguardo, dovremmo altresì menzionare l’ultima scoperta del Dr. Musa Ahmeti, il “Manoscritto” di Teodor Shkodrani del 1210, la cui autenticità è tuttora in corso di accertamento scientifico, per poi proseguire con i primi documenti della lingua albanese, che sono: la “Formula del Battesimo” del 1462, “Il Dizionario di Arnold Von Harff”, “La Pericope del Vangelo di Pasqua” e la prima opera scientificamente scritta, “Meshari i Gjon Buzukut” del 1555. Se diamo uno sguardo a Pjetër Budi e Pjetër Bogdani, notiamo che essi, con molta passione, si sono dedicati ad investigare su come molti albanesi, pur costretti a prendere la strada per l’Italia a causa dell’’invasione turca, siano riusciti, anche se in condizioni molto difficili, a preservare la lingua e le tradizioni dei propri antenati. Altri contributi straordinari sono pervenuti dagli Arbëresh d’Italia, come Zef Serembe e come un altro grande personaggio quale Jeronim De Rada il quale, con molto entusiasmo, ha iniziato ad occuparsi di questioni politiche, riuscendo miracolosamente a sfuggire alle persecuzioni.
Abbiamo poi la Lega Albanese di Prizren, che ha rappresentato degnamente le aspirazioni del nostro popolo in tutte le direzioni: educativa, politica e diplomatica, a cominciare dall’apertura delle prime scuole albanesi. A prosecuzione degli anni fiorenti della creatività del maestro vi è, poi, il grande scrittore Ismail Kadaré, che ha sviluppato la sua individualità creativa che ne ha reso una figura di caratura internazionale, raggiungendo l’apice del genio con l’opera “Il generale dell’esercito morto”, in cui si parla dell’avventura di una missione italiana alla ricerca dei resti di un esercito morto, durante la seconda guerra mondiale in Albania.
E così, nel violento contesto politico del tempo, l’autore si opponeva alle ferree regole dittatoriali, mentre in Kosovo da anni si era insediata l’altra brutale corrente, rappresentata dalla presenza dell’occupante serbo, che cercava di assimilare il Kosovo al proprio Paese, costringendo la popolazione ad assimilarsi al proprio sistema.
Leggendo quanto ha scritto lo storico inglese Noel Malcolm capiamo che gli eventi del Kosovo, dal periodo dell’occupazione romana ad oggi, sono trattati con grande obiettività, rivalutando la verità storica distorta dai miti e dal trattamento tendenzioso della storiografia serba.
In tale contesto, un ruolo importante è stato svolto dall’approccio che il presidente Ibrahim Rugova ha avuto nei confronti del Vaticano e, in particolare, di Papa Giovanni Paolo II, ispirandosi a Santa Madre Teresa, “simbolo di carità e solidarietà”, nel suo piano per risolvere la crisi del Kosovo e per porre fine alle ingiustizie secolari.
Nella fulgore di questi esempi, nel mese di marzo appare la figura di Adem Jashari, con il suo titanico impegno a difesa della patria e della guerra giusta e santa dell’UçK … Il corso degli eventi prende progressivamente la direzione della libertà alla Conferenza di Rambouillet, alla quale parteciparono, come rappresentanti del Kosovo, Hashim Thaqi, Ibrahim Rugova, Arsim Bajrami, Adem Demaqi, Rexhep Qosja, in un ultimo sforzo politico per fermare la guerra e il genocidio contro gli albanesi e porre il Kosovo sotto la tutela della NATO, con l’aiuto di stati amici, in particolare degli Stati Uniti. Oggi possiamo godere della libertà e dell’indipendenza del nostro Stato, cosa per la quale siamo infinitamente ed eternamente grati a tutti i Paesi il cui contributo è stato fondamentale e cruciale; senza questo contributo, questa grande svolta non sarebbe avvenuta e il nostro sogno secolare non si sarebbe avverato.
Tutti questi eventi sono avvenuti su terre illiriche. Il Kosovo, ora, come nuovo Stato, Paese in piena transizione, ha ancora molte sfide da affrontare, tra le quali i numerosi attriti tuttora originati dalla Serbia, che cerca costantemente di creare divisioni all’interno del nostro Stato. È necessario evitare tale influenza, dimostrando, al contrario, maturità ed attitudine a mantenere rapporti amichevoli con tutti i Paesi che, nel mondo, ci hanno riconosciuto, impegnandoci il più possibile per farci riconoscere dagli Stati rimanenti. Anche il rapporto dell’UE verso il Kosovo andrebbe considerato nell’ottica di una maggiore apertura da parte europea, orientato alla comprensione e non all’isolamento. In tutto il mondo vi sono scienziati, ingegneri, artisti ed atleti albanesi. In questo contesto, è da ammirare l’atteggiamento dell’ex premier italiano Giuseppe Conte, che ha sostenuto lo sviluppo dell’agenda euro-atlantica per il Kosovo, dimostrando continuamente umanità e solidarietà verso gli albanesi, anche in tempi di pandemia.
Voglio concludere affermando che, in ogni circostanza, sta a noi decidere, in base alla nostra Storia, verso quale direzione orientarci, se ad Est o ad Ovest.